Mindfulness


mindfulness3Mindfulness significa sostanzialmente consapevolezza, attenzione. Tra le possibili descrizioni è diventata “classica” quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio: “mindfulness significa prestare attenzione, ma in un modo particolare: con intenzione, al momento presente, in modo non giudicante”.

Può anche essere descritta come una maggiore attenzione all’esperienza del momento, al qui e ora, finalizzata a risolvere o prevenire la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé mediante una maggiore consapevolezza della propria esperienza, in termini di percezioni, sensazioni, emozioni, impulsi, parole, pensieri, azioni e relazioni.

Si tratta di una pratica che origina dal Buddismo, dallo Zen e dalle pratiche di meditazione Yoga, che a partire dagli anni ’70, grazie ad un medico del Massachusetts, Kabat-Zinn, è stato utilizzato come modello autonomo in alcune discipline mediche e psicoterapeutiche.

Questa pratica permette ad esempio di prestare maggiore attenzione e cogliere prontamente l’insorgere di pensieri negativi che contribuiscono al malessere emotivo. I pensieri negativi spesso originano dall’autocritica e vanno ad alimentare i disagi emotivi, è come se si diventasse nemici di se stessi, anziché alleati. La pratica della Mindfulness permette una maggiore padronanza dei propri contenuti mentali e degli stili abituali di pensiero e perciò aumenta le possibilità di esplorazione, espressione e cambiamento di questi contenuti.

Nella pratica della mindfulness, lo sviluppo della concentrazione è una componente importante, permette di allenare la mente ad essere consapevole dell’esperienza presente e disposta ad accettarla.

Se non abbiamo prima imparato a concentrarci sarà molto difficile essere veramente consapevoli della nostra esperienza. Siamo così abituati, nella vita quotidiana, a operare in automatico che non prestiamo realmente attenzione a ciò che stiamo facendo. E, se, non siamo consapevoli della nostra esperienza momento per momento, è molto difficile che ci facciamo un’idea delle abitudini mentali che ci fanno soffrire e che le modifichiamo, fine ultimo del praticare la mindfulness.

Perciò la concentrazione, in quanto fondamento della mindfulness, è un passo essenziale lungo la via di un maggiore benessere mentale.

MINDFULNESS

Concentrarsi è un po’ come mettere a fuoco l’obiettivo della nostra mente, come quando vogliamo fare una fotografia, ci permette di vedere chiaramente ciò verso cui dirigiamo la nostra attenzione. Poi possiamo utilizzare questa abilità per vedere come lavora la nostra mente e liberarci dagli schemi che provocano sofferenza.

Come la maggioranza delle abilità, la concentrazione si sviluppa con la pratica. In genere le pratiche di concentrazione seguono la stessa formula: prima scegliamo un oggetto di attenzione (ad esempio, oggetti visivi, come una candela; un suono, come l’acqua corrente; le sensazioni corporee, come il respiro o se siamo in movimento i propri passi; un’immagine mentale o un suono che ricordiamo…) e poi, ogni volta che ci accorgiamo che la mente se ne è allontanata, la riconduciamo gradualmente lì.

La chiave per dedicarsi costruttivamente alle pratiche di concentrazione sta nel trovare il giusto tipo di impegno. Se ci sforziamo troppo o, viceversa, troppo poco possiamo sperimentare difficoltà. Per trovare l’equilibrio ottimale è necessario passare attraverso prove ed errori.

Nella ricerca di un equilibrio, è importante essere gentili con se stessi. Potreste scoprire che le pratiche di concentrazione sono più difficili di quanto immaginate; in tal caso, dovrete praticare la pazienza e l’autoaccettazione per dedicarvi ad esse. Una famosa frase di uno stimato maestro di meditazione dice: “Se hai una mente, allora è certo che vagherà”.

 

Bibliografia:

Qui e ora – Strategie quotidiane di Mindfulness a cura di Ronald D. Siegel, Erickson.



Informazioni su Dr.ssa Anna Bruno

Svolgo il mio lavoro come Psicologa e Psicoterapeuta in ambito privato. La mia formazione e la mia attività professionale si muovono intorno alla convinzione che l’esistenza sia una realizzazione personale, unica per ogni individuo. In questa ottica con lo psicoterapeuta si può avviare un percorso volto ad eliminare gli impedimenti personali al processo di autorealizzazione, a far emergere nuove e soddisfacenti modalità di stare in relazione con gli altri e di far fronte agli eventi della vita, a sostenere la persona nell’assunzione di responsabilità rispetto ai propri desideri ed ai propri bisogni, ristabilendo il contatto con le proprie emozioni che sono il mezzo attraverso il quale diventiamo consapevoli nei nostri interessi, di ciò che siamo e di ciò che è il mondo (Perls).