Terapia del senso di colpa


Eliminare-e-Vincere-i-Sensi-di-Colpa

“Solamente l’uomo ostacola la sua felicità con cura,

distruggendo ciò che è,

con pensieri di ciò che dovrebbe essere.”

[John Dryden, 1670]

Il senso di colpa è un’emozione che ci logora, consuma l’autostima e la sicurezza in noi stessi e ci rende inferiori agli occhi degli altri.

È un’emozione secondaria e come le altre (vergogna – orgoglio – imbarazzo – rammarico – disprezzo – timidezza) fa la sua comparsa a partire dal 18 mese di vita. Queste emozioni sono definite autoconsapevoli e autoriflessive, poiché presuppongono nell’individuo lo sviluppo di un’identità di sé.

La parola colpa deriva dal latino “culpa” alcuni etimologici fanno derivare da questo il termine latino (Cel-lo) cioè spingo, inteso come spinta a far male.

È un meccanismo interiore di autorimprovero, un segnale che ricorda della presenza dell’altro e di un codice etico. In senso stretto la colpa sarebbe la reazione conseguente ad un atto con il quale l’uomo offende la morale o le leggi.

A tutti capita di sentirsi in colpa: si tratta di un’emozione diversa dall’imbarazzo e dalla vergogna, anzi possiamo raffigurarci queste tre emozioni disposte su un continuum di intensità, lungo il quale la vergogna ne rappresenta la maggiore intensità con la quale è vissuta la colpevolezza.

MASLOWRichiamandoci alle teorie di Maslow, alla base del senso di colpa c’è la paura di essere esclusi da un gruppo sociale, e quindi il bisogno di essere parte di-, di essere accettati, considerati, riconosciuti. Inevitabilmente se questi livelli non vengono soddisfatti si ha un indebolimento sul proprio processo di autorealizzazione.

Quando appare la colpa la persona entra in una condizione di mancata percezione positiva di sé. Iniziando a rimproverarsi di “aver sbagliato qualcosa” o di aver “mancato in qualcosa”. Scatenando quel che viene comunemente chiamato SENSO DI COLPA.

Ma sentirsi in colpa è sempre negativo?

Non sempre, infatti, la colpa ha anche una funzione adattiva:

 è necessaria alla crescita personale;
 accresce il senso di responsabilità;
 può aiutarci a capire che qualcosa non va, che si è commesso un errore.

Il sentirsi in colpa permette spesso all’individuo di riparare un danno, fornendo all’altro le scuse dovute e mettendo in atto un comportamento atto a ristabilire un equilibrio.

Gli effetti negativi del senso di colpa spesso superano di gran lunga quelli positivi diventando un vero problema per la persona.

Il senso di colpa modifica l’immagine di sé,compromettendo sia l’autostima (il valore che la persona si attribuisce) sia l’autoefficacia (la possibilità di interagire efficacemente con il proprio ambiente di riferimento), inoltre, incide sull’azione bloccandola, producendo un effetto a spirale di questo tipo:

SPIRALE SENSO DI COLPAquando qualcosa non va, l’impossibilità di individuare una causa specifica, produce un eccessivo senso di responsabilità e colpevolezza che annientano l’autostima e la lucidità, facilitando il ritrovarsi in circostanze in cui commettere nuovi errori che generano, a loro volta, nuovi sensi di colpa.

Come si esce dalla spirale?

Riuscendo ad essere consapevoli che i propri errori sono riparabili.

Le persone che vivono questa condizione sentono di avere grandi responsabilità nei confronti di se stessi e gli altri. Come se il destino di una molteplicità di situazioni ed eventi dipendesse da loro. Perciò sono relegate ad una condizione di espiazione della propria colpa.

Da dove origina la colpa che stanno espiando?

Gran parte dei sensi di colpa nascono dall’interiorizzazione di norme genitoriali. La “voce” interiore  che ci accusa, è la trasposizione del genitore e delle sue modalità comunicative. Es: “se non fai i compiti, non esci o papà si arrabbia”. Il senso di colpa si insinua quando si diventa capaci di sfidare il proprio super-io, la propria voce interiore.

La psicologia della gestalt ci offre uno sguardo molto interessante sulle “vie d’uscita” al Senso Di Colpa. La strada da percorrere, come per altre forme di sofferenza interiore, è quella dell’autoconsapevolezza.

Fritz Perls sostiene che vivendo imprigionati nei propri chichè e nelle norme che regolano la società l’individuo sviluppa le proprie nevrosi in quanto è come se viaggiasse tentando di tenere sempre bene a mente “ciò che è giusto e ciò che è sbagliato fare”, e non “ciò che vuole e ciò che sente”, rinunciando in tal modo alla propria autenticità.

In quest’ottica il senso di colpa è considerato come “un forte ostacolo alla piena autorealizzazione dell’individuo. E il sentimento di colpa s’instaura proprio nel momento in cui le spinte emotive sono considerate come inaccettabili da parte della persona.

Una delle aree in cui maggiormente si riscontra un senso di colpa patologico è quella dei disturbi d’ansia. Le persone gravemente ansiose si sentono a rischio catastrofico e manifestano un timore di catastrofi fisiche e psicologiche, che è scatenato da specifici oggetti o situazioni esterne o da specifici stimoli interni (Wolfe, 2005).

Il senso di colpa patologico non permette alla persona di accettare le proprie debolezze, che invece inevitabilmente emergono in situazioni specifiche. Tale impossibilità fa emergere lo stato ansioso che la persona vive come un pericolo per la propria integrità fisica, emotiva e psicologica. Ad essere a rischio quindi è l’immagine che la persona ha di sé.

Sembra che il senso di colpa sia connesso con l’immagine di un “ideale” del sé troppo distante dal proprio Io, un’immagine di sé distorta e non realistica.

immagine di seOgni volta che l’immagine ideale della persona, ovvero quello che si aspetta o che dovrebbe essere, non coincide con quello che sente davvero o desidera, insorge l’ansia, che codifica questa asimmetria come segnale d’allarme.

In Gestalt è dato grande rilievo al senso di colpa, specie nei contesti terapeutici, “in quanto considerato come un forte ostacolo alla piena autorealizzazione dell’individuo”. Il sentimento di colpa s’instaura proprio nel momento in cui le spinte emotive sono considerate come inaccettabili da parte della persona, ovvero allorché egli se le rimprovera. Lo stesso senso di colpa può anche essere presente nel momento in cui l’esperienza tradisce in qualche modo l’idea cui si è legati, ossia, in entrambi i casi, la colpa inibisce la naturale espressione della persona. Perls esorta la persona ad essere se stessa, il più pienamente e completamente possibile.

Nell’approccio Gestaltico è data grande importanza all’autenticità, in primo luogo verso se stessi e verso il mondo. Il senso di colpa negativo, quello che comporta un blocco nel processo di crescita e di autorealizzazione, emerge ogni volta che la persona si trova di fronte ad una presa di coscienza, in quanto questa comporterà uno sconvolgimento di un qualche equilibrio, interno/ esterno. Secondo questa scuola e altri autori di riferimento è necessario prestare molta attenzione ai processi che impediscono l’acquisizione di consapevolezza, individuando così le possibili cause che contribuiscono ad alimentare il senso di colpa per ciò che si desidera essere. Molta attenzione viene prestata anche ai processi di apprendimento culturale, visto che l’individuo è in continuo stato d’interdipendenza con il suo ambiente.

Alla luce di quanto abbiamo detto il senso di colpa sembra dunque essere quasi una seconda pelle difficile da togliersi.Come possiamo tuttavia tornare a sentirci liberi di agire e di pensare?

1- Anzitutto è necessario classificare il senso di colpa e l’entità del danno arrecato: ci sono sensi di colpa più o meno gravi;
2- Analizza quale regola interiore hai trasgredito “non si deve…”: capirai se è un senso di colpa diretto verso gli altri o se è legato ad uno scollamento tra Sé Reale e Sé Ideale per gli altri. Cerca il vero motivo che ti fa star male;
3- Ripara al danno recato;
4- Spesso il senso di colpa deriva da una delusione che rechiamo alle persone che vogliamo bene. Gli altri si aspettano da te delle cose che poi non fai o che fai in maniera diversa da come volevano. Questo porta delusione negli altri e senso di colpa in te. Parlare e chiarirsi fa bene, spiegare chiaramente cosa ci si aspetta, cosa si è in grado o meno di fare, è la fase principale di questo processo.

Per poter superare il senso di colpa è quindi indispensabile capire se sia realmente legato ad un danno recato o se più che altro sia dovuto ad un incrinarsi della nostra immagine ideale e al nostro senso del limite: in ambo i casi è necessario ricordarsi che siamo umani e che come tali possiamo sbagliare e avere dei limiti. Accettando la nostra fallibilità saremo più indulgenti con noi stessi in caso di fallimento, riuscendo a circoscriverlo come episodio singolo e non come un totale fallimento che investe la persona in toto. Il senso di colpa può quindi essere ridimensionato e per fare ciò è fondamentale comprendere da dove origina: se dal male arrecato ad altri o se dal nostro estremo criticismo o meglio distinguere, come direbbe Kierkegaard “se la colpa di tutto il mondo si riunisca per rendere colpevole l’individuo oppure (ciò che vuol dire lo stesso) ch’egli, diventando colpevole, si senta reo della colpa di tutto il mondo”.

Una buona psicoterapia può dirsi conclusa nel momento in cui l’individuo è libero dai sensi di colpa patologici ed esprime veramente se stesso, coltivando un’immagine di sé reale e non ideale.

Bibliografia:

Terapia del senso di colpa, Sovera Edizioni (E. Guisti, Bucciarelli, 2011)



Informazioni su Dr.ssa Anna Bruno

Svolgo il mio lavoro come Psicologa e Psicoterapeuta in ambito privato. La mia formazione e la mia attività professionale si muovono intorno alla convinzione che l’esistenza sia una realizzazione personale, unica per ogni individuo. In questa ottica con lo psicoterapeuta si può avviare un percorso volto ad eliminare gli impedimenti personali al processo di autorealizzazione, a far emergere nuove e soddisfacenti modalità di stare in relazione con gli altri e di far fronte agli eventi della vita, a sostenere la persona nell’assunzione di responsabilità rispetto ai propri desideri ed ai propri bisogni, ristabilendo il contatto con le proprie emozioni che sono il mezzo attraverso il quale diventiamo consapevoli nei nostri interessi, di ciò che siamo e di ciò che è il mondo (Perls).