Terapia della rabbia


rabbiaLa rabbia è un’emozione, cioè uno stato affettivo intenso che si attiva grazie all’intervento di diversi stimoli interni o esterni all’individuo e all’interpretazione cognitiva che  vi si attribuisce.

È un processo che si svolge attraverso alcune fasi (inizio, durata, attenuazione) cui si accompagnano modificazioni fisiologiche e comportamentali che hanno spesso una funzione di adattamento dell’individuo all’ambiente. Le modificazioni fisiologiche consistono nell’accelerazione del battito cardiaco, aumento della tensione muscolare, nella sensazione soggettiva di calore e di irrequietezza,  sono dovute all’attivazione del sistema nervoso autonomo e servono a predisporre l’individuo all’azione.

Il comportamento del soggetto cambia perché si crea dentro di lui un propellente energetico di cui si serve per passare alle vie di fatto che si concretizzano in azioni o espressioni verbali aggressive il cui scopo è la difesa della propria immagine, il ristabilire la giustizia oppure conservare la propria dignità personale. Phelps e Austin nel descrivere la rabbia scrivono: “la rabbia è un emozione, un sentimento, una reazione mentale e fisica ad una violazione della propria persona, territorio, modo di essere o valori”.

rabbia33Spesso gli autori nel dare una definizione di rabbia utilizzano termini quali rabbia, ostilità, aggressività in maniera interscambiabile. È opportuno invece operare delle distinzioni.

L’aggressività è una pulsione innata e specifica, ovvero propria della specie e induce la persona, senza intervento della ragione e della progettazione cosciente, a reagire in modo difensivo e aggressivo alla minaccia di un attacco.

La violenza è una delle varie possibilità di esprimere l’aggressività, in particolare si esplicita come la forma più distruttiva. Il concetto di violenza, oggi approfondito da diversi studiosi, estende il suo significato oltre alla violenza fisica anche ad una modalità meno visibile, come ledere i bisogni o la volontà di una persona.

La rabbia tuttavia non ha unicamente una valenza patogena, ma svolge in determinate circostanze una funzione adattiva e vitale come ad es. trasmettere un’insoddisfazione, modificare un comportamento o stimolare le capacità di adattamento. La rabbia, quindi, viene intesa come uno strumento capace di dare un giusto sfogo a tensioni in modo costruttivo.

La maggiore “paura” nell’espressione della rabbia riguarda il rischio di danneggiare l’altro e i rapporti interpersonali.

Affinché la rabbia possa essere espressa in modo costruttivo. In primo luogo è necessario conoscere le cause che la generano individuando “le proprie credenze, valori rendendosi conto e accettando il fatto che le persone circostanti possano pensare o sentire in modo diverso”. Inoltre è necessario che la persona si ponga nella condizione di cambiare, di credere che ciò è possibile “trasformare pensieri negativi e auto-distruttivi in pensieri positivi e stimolanti, ciò richiede molta pratica ed esercizio”; l’obiettivo diviene una maggiore consapevolezza della propria rabbia e una consapevolezza fisica, cognitiva e comunicativa.

Come abbiamo detto la rabbia assolve a molteplici funzioni positive, al contrario l’emozione di rabbia, se eccessiva o se espressa con modalità disfunzionali, può generare danni significativi a molte aree di funzionamento ed è spesso associata a difficoltà relazionali, abuso d’alcol, aggressioni fisiche e verbali, stress e burn-out nel lavoro, ipertensione e malattie cardiovascolari.

Alla luce di quanto descritto, quando la rabbia è pervasiva, intensa e frequente può essere considerata patologica e in quel caso occorre intervenire con un trattamento specifico. Diventa necessario nel percorso terapeutico individuare cosa si cela dietro vissuti aggressivi e di rabbia. Diversi studiosi che hanno approfondito tali comportamenti hanno evidenziato emozioni quali: sensi di colpa, paura, vergogna, il sentirsi feriti, sentimenti di sopraffazione, senso di impotenza, abusi e umiliazioni nell’infanzia.

Negli anni sono state formulate diverse teorizzazioni che hanno avuto lo scopo di spiegare la natura e le cause che determinano comportamenti aggressivi.

Per la Gestalt l’aggressività è intesa nella condizione di “arrivare a” ovvero all’amore, alla produttività…si arriva alla patologia quando vi è una confusione del normale movimento figura-sfondo, ovvero quando la persona non distingue il bisogno dominante, ne consegue una serie di bisogni non soddisfatti. Questa condizione può portare la persona a far emergere una grande frustrazione e sofferenza che sfocia in comportamenti aggressivi.

In un percorso psicoterapeutico il clinico tiene conto di diversi aspetti e opera su più fronti. In primis favorisce la narrazione, in quanto esponendo i propri vissuti la persona può rielaborare e analizzare ad un livello più profondo la propria situazione; tale condizione si può rivelare come il primo passo verso la consapevolezza. Predisporre uno spazio sicuro e strutturato nel quale la persona possa affidarsi, crea i presupposti affinché la persona possa vivere una nuova esperienza, rivivendo in terapia l’esperienza passata nell’ambiente protetto e sicuro fornito da un terapeuta empatico e supportivo.

rabbia2Spesso i sentimenti di rabbia vengono repressi lasciando però strascichi nella vita relazionale delle persone che si trovano poi a confrontarsi con la propria incapacità di esprimerli. La negazione di un sentimento non lo farà scomparire; forse lo seppellirà in qualche luogo represso dove farà molti danni dal punto di vista emotivo, fisico e sociale, tuttavia non lo eliminerà. In effetti, l’identificazione e l’accettazione di un sentimento fa si che esso entri nel nostro controllo cosciente. Alcuni sentimenti, tra cui la collera, non possono essere trattati in modo efficace fino al momento in cui sono identificati e accettati. Per molte persone che soffrono di problemi emozionali, questo è il primo passo per stare meglio. Tutti provano sentimenti ma alcune persone non sanno di provarli. In esse i sentimenti sono stati repressi ed eliminati dalla consapevolezza… Una complicazione della repressione dei sentimenti è che quando reprimiamo un tipo di sentimento tendiamo a reprimerli tutti.

La rabbia è utile quando ci spinge a migliorare la nostra situazione. Esprimere la rabbia è un buon metodo antistress; infatti, se siamo in stretto contatto con i nostri sentimenti nel momento in cui si manifestano e sappiamo plasmarli adeguatamente, non rischieremo di creare un blocco emotivo.

Riconoscere la propria rabbia è un comportamento assertivo. Tenere dentro, introiettare e lasciare implodere la rabbia può portare ad una profonda e grave depressione.



Informazioni su Dr.ssa Anna Bruno

Svolgo il mio lavoro come Psicologa e Psicoterapeuta in ambito privato. La mia formazione e la mia attività professionale si muovono intorno alla convinzione che l’esistenza sia una realizzazione personale, unica per ogni individuo. In questa ottica con lo psicoterapeuta si può avviare un percorso volto ad eliminare gli impedimenti personali al processo di autorealizzazione, a far emergere nuove e soddisfacenti modalità di stare in relazione con gli altri e di far fronte agli eventi della vita, a sostenere la persona nell’assunzione di responsabilità rispetto ai propri desideri ed ai propri bisogni, ristabilendo il contatto con le proprie emozioni che sono il mezzo attraverso il quale diventiamo consapevoli nei nostri interessi, di ciò che siamo e di ciò che è il mondo (Perls).